A proposito di immaginario collettivo da coltivare, la tv italiana propone l’ennesimo esempio di persistenza di uno stereotipo considerato vincente: dopo “Commesse” arrivano "Le segretarie del sesto” (il titolo originario ““Le Segretarie del settimo” è stato cambiato perché in RAI il 7° piano è quello dei vertici). Dal mondo solidale e complice della prima fiction si passa alla guerra tra una gruppo di donne, segretarie di una grande società assicurativa, ognuna rappresentante di un archetipo femminile, che difendono ad ogni costo il loro capo e la loro scrivania. “La fiction è nata anni fa, dopo il successo di Commesse” – racconta Edwige Fenech in veste di produttrice – “volevamo portare avanti un discorso sulle donne” (!!!!!).
“Prodotto più aggressivo e smaliziato, segno dei tempi” sostiene Aldo Grasso. Certo, la vita lavorativa aziendale richiede determinazione e grinta. Ma quando riusciremo a vedere rappresentata anche una sana competizione tra manager donne, tra avvocatesse, tra dottoresse? E, per cortesia, che non siano brutte e cattive. Queste non sono una novità al cinema e in tv.
PS 1: unica consolazione (se si può dire tale): il Grande Fratello ha battuto le segretarie con uno share medio del 30,8%. Ben 4.225.000 italiani si sono però sciroppati le famose segratarie...
PS 2: a proposito di linguaggio gender neutral, "segretario” è usato anche al maschile ma per definire il segretario di partito, il segretario di stato, ect….
